Gallunga


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Nuove storie da Parigi 13.12.09


Prelievo

ho cercato di evitarlo per tutta la mia carriera formativa ed eccolo che mi ritorna
imposto dalle necessità. ci eravamo accordati col primario, durante l'ultimo colloquio di assunzione, che non mi avrebbe destinato al trapianto di fegato, che non mi avrebbe messo su un bielica o su una macchina da 200 cavalli per andare a prelevare organi ai quattro angoli della francia. ma neppure lui aveva messo in conto il cecchino spermatozoico che terrà a casa una collega nel 2010 e quindi voilà arruolato il giovane chirurghetto padano.
notti bianche pagate profumatamente ad andare a cercare fegatini in ospedaletti sconosciuti. ma il prelievo d'organi più che alla chirurgia assomiglia alla pornografia. é violento, impetuoso, istintivo, a volte grossolano, e non sono più i millimetri l'unità di misura, ma come nel porno, sono i centimetri che contano.
quando arriviamo noi, l'équipe del fegato, qualcun'altro ha già aperto la pancia del paziente. decesso già dichiarato perché il cervello ormai é già in lista d'attesa per il purgatorio. ma il cuore batte, la carne é calda. i ricordi, le emozioni, i legami si sono sciolti in un elettroencefalogramma inespressivo. ma il corpo é ancora li. sui monitor appare ancora una pressione arteriosa, una frequenza cardiaca, una saturazione d'ossigeno. quel corpo é mantenuto in vita perché qualcun'altro , uno sconosciuto, possa beneficiarne. possa forse, allungare la propria permanenza. ma i chirurghi sono ancora più indifferenti del solito. il paziente non ha un nome, né un volto, una storia, non lo rivedremo più.
l'ultimo aveva tatuato su tutto il corpo frammenti del proprio passaggio. tra i teli sterili si riusciva a leggere qualche amore giovanile, scritto da una mano imprecisa nella stiva di qualche bastimento o nella cella di una galera. quando clampiamo l'aorta, tutto si spegne piano piano. cercavo di cogliere sul monito l'istante in cui si poteva dire: é finita.
l'elettrocardiogramma continua, rallenta. ma poi gli anestesisti spengono i monitor, staccano il respiratore. vanno a bere un caffé. "lungo, senza zucchero".
ecco l'istante della fine: un bottone premuto su un distributore automatico.

G.



Il nuovo amante di C.

ristoranti tre stelle michelin, menu con il prezzo solo per i gentlemen , week end a Montecarlo in camera con vista lussureggiante , un pensierino per te cara: un cachemirino, un Cartierino, un computerino, un iPoddino.
une gentilezza attenta e premurosa da omossessuale, ma in un eterosessuale: "sa veramente come parlare alle donne" . delicato e paziente, non divora l'attesa della carne come un trentenne vorace. ma accarezza la sua amata di ricche attenzioni.
gira la testa, gira.
lei é talmente affascinata che fa attenzione alle automobili (sempre snobbate) in cui vive la magia di questo incontro. e ne ricorda il nome. eppure alla domanda "é importante per un uomo avere una bella macchina?" l'unanimità delle mie amiche risponde politicamente corretto.
Che bell'amore. Quando é descritto in numero di zeri.
Ah si, dimenticavo, lui ha l'età del padre di lei. E tenerlo per mano a Parigi proprio non ce la fa.



Bel Lago

temo di aver incontrato la ragazza dei miei sogni e di essermela lasciata scappare.
un sorriso gentile e solare di qualcuno a cui la vita non ha lasciato alcuna cicatrice. indifesa e fiduciosa che le cose non possano andare che per il verso giusto, 24 anni, 1m75, snella, occhi verdi, capelli lunghi castani, un viso d'angelo, é stata mia paziente il tempo di una notte. l'ho brillantemente salvata da chi la voleva spingere precipitosamente sotto un bisturi troppo affrettato (nella fattispecie il mio quella notte). dal sospetto di una banale appendicite a una diagnosi molto più rognosa. e l'ho cosi indirizzata alle amorevoli cure dei colleghi internisti.
il mattino dopo passando a sincerarmi del suo stato di salute, trovo il mio epigono della medicina interna che faceva il giro visita seduto al suo capezzale con camice aperto e sguardo da cascamorto di balera di provincia, lei era splendida nel suo pigiama che modellava le sue forme e i nostri desideri.
la legge mi impedisce di coltivare questa ossessione. questo non accade mai sui siti di incontri .





Liberté Egalité Jet Privé

avete presente Bud in "più forte ragazzi" quando in mezzo alla giungla venezuelana
per salvare un moribondo prende il suo monoelica e affronta la tempesta con molto rum e un coraggio da leoni, diretto alla Base Marañao?
ecco non so se noi avessimo lo stesso coraggio da leoni. ma per il resto ci caliamo nella parte: la pelle di un paziente da salvare, due piloti brilli, due eliche al trabiccolo volante,
e noi vestiti in camice bianco si parte dal terzo aeroporto della capitale. quello che i comuni mortali non frequentano mai perché ci transitano solo capi di stato e zoccole russe su jet privati. direzione un qualunque angolo della francia.

di solito i miei voli aerei passano lisci se lubrificati da una birretta pre-check-in
ma il tasso alcolico medio a bordo era già oltre il limite... sobrietà almeno per i chirurghi.
si decolla dopo la punizione di SuperMario, gasato dalle gesta di Champions e dalla novità
sposo l'incoscienza e tutto fila senza intoppi.

il fegato che riportiamo appartiene al solito paziente senza nome e senza volto. ma bevitore, fumatore, col corpo tatuato alla china con la mano destra. tracce della vita incise sulla cute, ma noi si cerca più in profondità, per verificare se la tua infelicità ci permetterà di dare una chance ad un'altra persona.
per il momento noi si torna col bottino e speriamo che il fegato "riparta" senno' questa notte sarà un altro bielica, un altro pilota brillo, un'altra preghiera detta tra i denti sui blocchi di partenza della pista di decollo.

G.




13 novembre 2009



Ci é voluto un filmetto sentimentale , un po’ diabetico e zeppo di buone intenzioni come “Le ali delle libertà” per rimettermi a scrivere.

Con la scarsa frequenza con cui frequento questa pagina tutti i vecchi lettori se ne saranno scordati. Poco male. Forse ancora due, pero’: Giovanni e Mietta. Ho come la sensazione che a volte passiate ancora di qui.

Ho abbandonato la mia banlieu popolare e meticcia. Gli zingari panciuti, dai capelli laccati e i loro colpi di pugnale. I magrebini magri, secchi e sospettosi. Gli africani taciturni e rassegnati. La strada provinciale lunga come una del midwest americano. Negozi, o meglio capannoni, ipermercati, svendite all’ingrosso, MacDonald e Decathlon la decorano e nelle viuzze scure sul retro le casette tutte uguali, tutte un po’ tristi, anche sotto il sole di giugno.

Ora sono in un grande ospedale del centro città. La Pitié Salpêtrière. Solo per scriverlo correttamente occorre una laurea. Per anni il più grande d’Europa. Esteso come un intero paese. Questa notte, verso le due, aveva smesso di piovere e l’asfalto dei vialetti riflettevano la luce calda dei lampioni. Abbiamo attraversato tutto il “paesino” per andare a visitare un paziente parkinsoniano a cui un’infermiera aveva spezzato un ago da iniezione nella pancia.

Nella notte sono arrivati due accoltellati! (mi sono sentito quasi a casa) e di fronte alla Pronto Soccorso un caravan serraglio di gitani faceva la posta. Che commozione! Sono venuti fin qui per me, ho pensato per un attimo. Purtroppo no. Il primo accoltellato aveva fatto tutto da sé dopo una lite con la fidanzata. Un graffio, niente più, giusto quel tanto da tenermi sveglio. Anche il secondo accoltellato, o meglio, la seconda, aveva fatto da sé. Quattro colpi nella pancia, tutto da sola, la leggenda che già si diffondeva per i corridoi squallidi di neon del pronto soccorso, voleva che il medico soccorritore le si sia gettato addosso per bloccarla.

Per il resto i miei pazienti dormono quieti. Nelle loro grandi stanze singole, o al massimo doppie, ma con una paratia tra i due letti. Parlano tutti francese, non ero abituato. Quasi tutti bianchi, borghesi o aristocratici, a volte discendenti della famiglia reale. Mi guardano sospettosi quando li visito, sono troppo giovane, troppa barba e le ERRE troppo ruvide per le loro orecchie. Sticazzi.

Qui mi vogliono soldatino obbediente e lavoratore per darmi accesso al bisturi. Ricordo i primi tempi nella banlieu. Non c’é stato un collega, un’infermiera, un portantino, un medico del pronto soccorso, con cui non abbia avuto a ridire, una scazzottatina verbale, un gonfiarsi di torace e di ego. Poi tutto rientrava nell’ordine, a sfogo fatto, ci si poteva trattare per quello che si era, rispettandosi. Non sarà più cosi. Mi vogliono soldatino obbediente e lavoratore. Con una punta di sottomissione. Ma é per il bisturi, signori, non per una donna. Ne vale la pena.

G.








30 09 09


Veleeeeeno....



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29 09 09


Stasera vado a dormire al riformatorio
in quel di Filangeri al numero due
mi han dato del Teddy boy, del brutto demonio
io sono convito lo stesso di aver ragione...




El mè gatt
A l'han trovàa distes in mezz a i orti
i oeucc a eren ross e un poo sversàa
me piasaria savè chi l'è quel ostia
che al me gatt la panscia al g'ha sbusàa.
L'era inscì bell, inscì simpatich
negher e bianch, propri on belée
se ciapi quel che l'ha copàa
mi a pesciàa ghe s'ceppi 'l dedrée.
I amis m'han dit 'L'è stada la Ninetta
quella cont la gambetta sifolina
l'emm vista in mezz a i orti ier matina
che la lumava 'l gatt cont on cortel'.
L'è malmostosa, de bruta cera,
e l'ha g'ha on nas svisser e gross
vedella in gir fa propi péna
e tucc i fioeu ghe dann adoss.
Incoeu a l'hoo spetada in via Savona
dopo mezzdì, quand lee la torna a cà
ghe sont rivàa adrée a la barbona
e su la gamba giusta giò legnàt.
Hoo sentù on crach de ossa rott
l'è 'ndada in terra come on fagott
lee la vosava 'oi mamma mia'
me sont stremì, sont scapàa via.
Stasera voo a dormì al riformatóri
in quel di Filangieri al numer duu
m'han dàa del teddy-boy, del brutt demoni
mi sont convint istess d'avegh reson.
Se g'hoo de divv, o brava gent
de la Ninetta me frega niént
l'è la giustissia che me fa tort
Ninetta è viva, ma el gatt l'è mort,
l'è la giustissia che me fa tort
Ninetta è viva, ma el gatt l'è mort.

(Ivan della Mea)



29/08/09
finché morte non ci riunisca.



fortunatamente tornare a casa mi fa atterrare sul pianeta terra,
popolato da Uomini e Donne.
ritrovo i miei amici, molti si sono sposati, hanno figli
a volte hanno un sorriso stanco, non é facile.
le grandi gioie sono molto esigenti.
ma fanno parte della storia naturale degli esseri umani, da milioni di anni.

altri, invece, si perdono, impigliati in bizzarie del destino e della contorsione di oggigiorno. da questa parte del monte bianco.

lui e lei si conoscono, lei é più giovane, molto.
si innamorano? non saprei dire. ma stanno insieme.
lui avrà un'avventura con un'altra, ma tornerà sui suoi passi,
lei lo riprenderà, resterà incinta, al terzo mese abortisce, al sesto mese se lo sposa.
d'altronde aveva già comprato il vestito e il bimbo davvero non ci stava nel giro vita.
l'altra ha tentato il suicidio due volte.
gesto dimostrativo , hanno detto, solo perché é ancora viva.

si sta insieme da una vita, due storie parallele, simili.
dall'ultimo anno del liceo, come degli amici miei carissimi italiani.
ma qui si tratta di due coppie francesi.
verso i trentanni, cerimonia, banchetto e lancio del bouquet archiviati.
una delle due coppie ha anche pensato bene di riprodursi. due volte.
sta di fatto che le due spose si trovano un amante.
(non lo stesso ovviamente). una più giovane, una molto più vecchio (il suo capo, ma guarda un po')
da un giorno all'altro dopo oltre due decadi insieme, ciao ciao caro.
i due mariti cornuti non capiscono dove hanno sbagliato. eppure avevano studiato il manuale della giovane marmotta per filo e per segno.
irreprensibili alla società ma soprattutto a sé stessi (un po' meno di fronte all'infelicità delle ex mogli).
Almeno una delle due risparmia al futuro ex-coniuge la berlina giuridica,
che un avvocato figlio di buonadonna é pronto a recitare. L'altra invece vuole togliergli anche le mutande.

lui é lasciato e decide di oscillare come una pendola per un'ultima volta. appeso a una corda e alcune lettere di addio scritte a mano sul tavolo.
lei era sua moglie ed era partita.
si era fidanzata col suo migliore amico.

per una volta é lui che lascia la moglie e due figli per un'altra
dopo 4 mesi scopre la nuova compagna incinta di 3.
ho appeno conosciuto lei. ha il volto triste e affaticato di qualcuno che non ha più trent'anni.
ma come si puo' lasciare che i nostri desideri siano ancora grandi e belli? se fossimo umani, dovremmo augurarci o accontentarci di non generare sofferenza.








per chi non lo sapesse già
questo é il blog che non si puo' perdere in questo momento,
da consumare con venerazione:


memorie dal sotho-suolo














per chi non lo sapesse già
questo é il blog che non si puo' perdere in questo momento,
da consumare con venerazione:


memorie dal sotho-suolo














28 aprile 2009


Certe immagini non rappresentato nulla per i più, ma per noi che c'eravamo riempiono il cuore...






Un cadeau pour mes ami(e)s francophones....

Lui, il est le meilleur....


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