Menu principale:
Storie
16-17 maggio 2008
Gitani, gitani
e ancora gitani,
merda, se non li vogliono più nemmeno i napoletani
poveretti, non gli resta che venire da queste parti,
nel dipartimento della Seine-Saint Denis
ricettacolo di tutto il disagio immigrato,
vergogna sociale e umana,
dove la bellezza é aliena
e la bruttezza dei luoghi imputridisce le persone.
Gitani, gitani
e ancora gitani,
ormai metà dei miei pazienti sono gitani.
Come quel grande capo sparato nel suo pancione da un arabo nervosetto
con un proiettile casalingo che gli ha alleggerito l'arteria mesenterica superiore.
Ma questa storia l'ho già raccontata (credo) e non la riciclo.
Poco male. C'é materiale.
Gitani, gitani,
e ancora gitani.
Come la vecchia madre con un'ulcera perforata
che non vuole essere operata e fa per andarsene,
imprecante e scintillante di ori che manco a toccarglieli...
ma per sua disgrazia incrocia un giovane chirurghetto padano filo-leghista
che le infila tre paletti nella panza e le salva ori e pellaccia.
Gitani, gitani,
come il figlio della vecchia che pur essendo un bisonte di 120 chili
ne ha prese talmente tante mentre la sua roulotte bruciava
o forse prima
o forse dopo
che ci vuole tanto disinfettante da prosciugare le riserve del mio reparto.
Ancora amorevoli cure e grazie dottore grazie
Gitani, gitani
e ancora gitani
e ancora la stessa famiglia.
la cognata, donnetta piccola piccola
che anche lei ha avuto diritto alla sua catervata di botte da perdere la milza anni fa.
Ora viene perché le budella scavano la parete addominale e bisogna rimettergliele dentro.
Un altro caso per il chirurghetto padano.
E vai, come minimo m'invitano a cena con Emir.
Gitani, gitani,
ecco l'ultimo dei gitani
di origine italiana, mi dice
proprio come il chirurghetto padano che scrive queste righe in attesa che il propofol faccia effetto.
Era il predicatore di una riunione evangelica e cantava a squarciagola la gloria di Dio
che beffadamente gli ha fatto sputar fuori un maledetta ernia davanti a duecento fedeli attoniti.
Nello squallido box del pronto soccorso lo tengono quattro barellieri mastodonti mentre cerco di ridurgli l'ernia.
Le urla fanno sobbalzare le collane sul petto giunonico della made in sala d'attesa.
Spingo senza alcuna emozione le sue carni abbronzaticce,
ma l'ernia non vuole saperne di tornarsene a dormire,
vabbé staremo svegli insieme,
io, l'ernia, i medaglioni della vecchia madre e tutto il clan
che come minimo conosce i miei dettagli anagrafici meglio di mia madre.
Spero di salvare la sua e la mia
di pelle questa notte
Nella bruttezza non c'é spazio per il perdono.
Gallunga
PS intervento riuscito.
Dio mi ha aiutato sostiene la vecchia madre.
se solo sapesse quanto...